In questi giorni sto facendo la valigia per tornare in India, come ogni anno, per il mio periodo di vita di ashram e seva.
Fare la valigia per andare in ashram, per me, non è una cosa che si improvvisa. Negli anni l’ho perfezionata con una cura quasi metodica: ogni viaggio mi insegna qualcosa, una cosa che è mancata, una soluzione che ha funzionato, un piccolo oggetto che può rendere la vita più semplice. E così, al ritorno, aggiorno il mio file Excel.
Sì, ho un file Excel. Diviso per categorie, naturalmente.
Ago e filo, sali minerali, ombrellino, cuscinetto, thermos, torcia, orologio… ma soprattutto il cucchiaio. In India mangiare con le mani è una tradizione meravigliosa, antica, naturale. Io la ammiro moltissimo. Negli altri.
Mentre preparo tutto mi torna in mente un viaggio di qualche anno fa. Io sono arrivata regolarmente a destinazione. La mia valigia, invece, ha scelto un itinerario alternativo.
È finita in Cina.
Con lei se ne sono andate tutte le mie soluzioni accuratamente studiate e le mie piccole comodità. La domanda è arrivata subito: E adesso come faccio senza le mie cose?
Ero con Mantramitra, eravamo entrambe senza bagaglio e, dopo varie peregrinazioni aeroportuali, siamo riuscite a recuperare lungo la strada per l’ashram qualche vestito e poco altro. Era inverno, faceva freddo, c’era umidità e io ero piuttosto sconfortata. (Diciamo pure incavolata nera.)
Perché va bene la spiritualità, va bene accogliere quello che arriva… ma senza calzetti di lana e senza il mio cucchiaio la situazione cominciava a diventare seria.
La vita di ashram è molto brava a scombinare i programmi. Tu arrivi con le tue idee, le tue abitudini, magari anche con un bellissimo file Excel, e scopri abbastanza in fretta che l’universo non l’ha letto.
Avevi pensato di fare una cosa? Ne farai un’altra. Ti eri segnato la timetable sul quaderno? Gli orari cambieranno. Il karma yoga assegnato non è quello che ti aspettavi, qualcosa manca, qualcosa si sposta, qualcuno decide diversamente. E nessuno sembra particolarmente interessato al fatto che tu avessi un piano perfetto. Nessuno ti prende per mano con dolcezza dicendoti: “forse potresti essere un po’ più flessibile”.
E lì viene fuori tutto: l’irritazione, la resistenza, il lamentarsi. Quel pensiero secondo cui, se solo tutti seguissero il nostro programma, probabilmente il mondo funzionerebbe molto meglio.
La vita di ashram, su questo, ha pochissimo senso dell’umorismo. Oppure ne ha moltissimo, dipende dai punti di vista. 🤭
Mantramitra sembrava vivere la cosa con molta serenità. Io continuavo a considerare la situazione una specie di catastrofe logistica. Poi, inevitabilmente, ci siamo arrangiate. Abbiamo usato quello che avevamo, chiesto aiuto, trovato soluzioni. Poco alla volta mi sono accorta che, anche senza tutto ciò che avevo preparato con tanta attenzione, riuscivo comunque a trovare un modo.
Nella nostra tradizione di yoga, uno dei fondamenti della vita di ashram è l’insegnamento di Swami Shivananda: adapt, adjust, accommodate. Adattarsi alle persone, agli eventi e alle circostanze così come si presentano; aggiustare il proprio modo di rispondere quando qualcosa cambia; accomodare, facendo spazio a ciò che è diverso dalle nostre aspettative senza pretendere che sia la realtà ad adattarsi a noi.
Non significa adattarsi nel senso di sopportare ciò che accade: non è passività. Significa imparare a modificare il nostro modo di rispondere quando cambiano le circostanze, senza irrigidirci nel tentativo di riportarle a ciò che avevamo previsto. Invece di consumare energia nella resistenza, possiamo utilizzarla per rispondere in modo più adeguato a ciò che il momento richiede.
E riguarda anche il modo in cui stiamo con gli altri: diminuisce il bisogno che persone e situazioni corrispondano alle nostre aspettative e lascia più spazio all’ascolto, alla pazienza e alla possibilità di incontrarsi.
Swami Niranjanananda lo esprime con grande chiarezza:
“Se sei seduto su una barca scossa da grandi onde, devi muovere il corpo seguendo il movimento della barca. Se rimani rigido, potresti cadere. È così che dobbiamo adattarci e adeguarci in ogni situazione. Yoga significa trovare equilibrio in ogni situazione.”
Possiamo sviluppare questa qualità nella vita di tutti i giorni, proprio quando le cose non vanno come avevamo previsto: un programma salta, qualcuno prende una strada diversa dalla nostra, la giornata decide autonomamente di non collaborare. È allora che affiorano il bisogno di controllo, la rigidità, la resistenza. Si fanno sentire la tensione, l’irritazione e spesso anche lo stress, nel tentativo di riportare tutto dentro il nostro piano, opponendoci alla realtà con un grande spreco di energia.
È in quella reazione che la pratica esce dal tappetino: quando creiamo uno spazio di consapevolezza dentro ciò che stiamo vivendo.
Questo è yoga, momento per momento: riconoscere la nostra reazione, osservarla con consapevolezza e scegliere che cosa farne.
Imparare a muoversi con le onde di questa vita meravigliosa.
La valigia, dopo avermi insegnato ciò di cui avevo bisogno, è tornata a casa.
E il cucchiaio? Il cucchiaio oggi viaggia sempre nel bagaglio a mano.
Perché adapt, adjust, accommodate va bene, ma non c’è bisogno di esagerare. 💕
Spunti per il Diario Spirituale
- Quale situazione oggi è andata diversamente da come avevo previsto? Qual è stata la mia prima reazione?
- Dove oggi mi sono irrigidito? Come si è manifestata questa rigidità nei pensieri, nelle emozioni, nel comportamento e nelle interazioni con gli altri?
- In quale situazione sono riuscito ad adattarmi con maggiore flessibilità? Come si è manifestata questa qualità nei pensieri, nelle emozioni, nel comportamento e nelle relazioni con gli altri?
- Domani, davanti a un piccolo imprevisto, che cosa può aiutarmi a cercare un nuovo equilibrio?
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Grazie Valeria, buon Viaggio e buon cammino Spirituale, che Dio ti benedica! pro. r.fabris
Grazie a te, di cuore.💕 Porto le tue benedizioni con me, Hari Om!
Grazie per questo racconto.
Qualche anno fa un’occasione fortuita mi fece salire su una barca a vela dotata solo di ciò che indossavo e una borsa da spiaggia. È stato un viaggio di tre giorni, che mi ha insegnato che l’essere umano ha davvero bisogno di poche cose. Quando mi accorgo di ritornare nel mio schema di controllo porto il ricordo a quel viaggio prezioso. È un po’ funziona ancora.
Buon viaggio
Siamo state fortunate ad aver vissuto esperienze così e a portarne con noi un insegnamento. È questo che conta davvero: ciò che comprendiamo in quei momenti e che, negli anni, continua a restare con noi e a riaffiorare proprio quando ne abbiamo bisogno. 💕
Grazie per aver condiviso il tuo ricordo. Hari Om 🙏
Ciao,sono Sabina(Seva). Piacevole ed istruttivo racconto. Condivido in pieno. L’ashram è un luogo particolare.Sei lì e basta. Tutto ciò che di noi emerge è affidato alla nostre capacità di gestire il cambiamento imparando a lasciarsi andare e ad adattarsi ,osservando. Mi piace il tuo diario spirituale. Buon viaggio. Om🌷🕉️
Grazie Seva 💕 Sì, “sei lì e basta” rende benissimo l’idea! E proprio lì, nelle piccole cose che ci scombinano, c’è tantissimo da osservare. Sono felice che ti piaccia il diario spirituale: è uno strumento della tradizione che trovo davvero prezioso e che cerco di condividere il più possibile.
Grazie per le tue parole e Hari Om 🙏