Che cosa avrei potuto fare di diverso? È una domanda centrale della revisione della giornata, la pratica meditativa di samiksha.
Mentre rivediamo mentalmente un episodio che ci ha messo in difficoltà, immaginiamo come sarebbero potute andare le cose se… avessimo mantenuto la serenità, fossimo rimasti in equilibrio, avessimo sospeso i giudizi. Immaginiamo, sì. Ma il più delle volte rimaniamo incastrati proprio nella reazione negativa che abbiamo provato.
Allora dentro sorge un pensiero: serve davvero? Ha senso continuare a porsi questa domanda?
Io ho sempre avuto fiducia nelle pratiche della tradizione e mi sono posta per moltissimo tempo questa domanda, senza trovare risposte e senza pensarci troppo. Ma poi un giorno la risposta è arrivata. E non in meditazione, come è giusto che sia, ma semplicemente vivendo.
Insegnavo in un posto dove la porta non poteva essere chiusa.
Una coppia arriva in ritardo alla prima lezione di yoga.
Ora, chi mi conosce lo sa: io e il ritardo abitiamo in due pianeti diversi. Se vuoi darmi fastidio basta che arrivi puntuale, perché per me sei già in ritardo. Puntuale significa cinque minuti in anticipo, anche dieci.
Anni fa mi usciva il fumo dalle orecchie con i ritardatari. Non metaforicamente, proprio fumo, denso!
E mi dispiaceva, non tanto per la regola della puntualità, che in un gruppo va fatta rispettare, ma per la mia incapacità di gestire l’irritazione: mi travolgeva, prendeva il sopravvento e finivo per irrigidirmi, diventando dura nei modi e nelle parole.
Insomma, queste due persone entrano nella sala, gli altri già distesi in shavasana per il rilassamento iniziale. Il fumo inizia ad uscirmi dalle orecchie, copiosamente. Mi alzo carica, faccio un passo verso di loro.
E lì succede qualcosa.
Una voce dentro di me dice:
“Sadhanashakti, cosa potresti fare di diverso adesso?
Cosa potresti fare per far sentire queste due persone accolte?
Cosa potresti fare per proteggere il resto del gruppo?
Cosa potresti fare per mantenere la tua serenità?”
Un passo dopo l’altro la mia mente ha iniziato a generare soluzioni diverse.
Ho sorriso ai ritardatari e li ho fatti sedere in silenzio in fondo. Ho continuato a guidare shavasana. Dopo la pratica li ho fatti sistemare meglio e ho spiegato la disciplina della lezione, senza toni paternalistici. Sono rimasta serena e tutto è filato liscio. L’armonia è stata custodita.
L’irritazione c’era, certo, ma questa volta non ha preso tutto lo spazio. Il lavoro fatto nel tempo con il Diario mi ha dato quel piccolo margine in più, quello spazio in cui poter vedere e scegliere. Non reprimere l’emozione, ma scegliere come utilizzarla.
E in quello spazio sono emerse altre qualità, meno automatiche: l’accoglienza, la gentilezza, la praticità, la chiarezza. Qualità che ci sono sempre state dentro di me, ma non ho mai avuto lo spazio per sceglierle e per rinforzarle.
È straordinario, ma non è una magia: è plasticità cerebrale. La plasticità cerebrale è la capacità del cervello di modificare le connessioni tra neuroni, creare nuove sinapsi e riorganizzare le proprie reti in risposta all’esperienza, alla ripetizione e alla presenza consapevole.
Tendiamo a reagire sempre nello stesso modo perché alcune connessioni sinaptiche sono state rinforzate nel tempo, attraverso la ripetizione. Ogni volta che attiviamo una certa risposta, che sia un pensiero, un’emozione o un comportamento, quel circuito si consolida. Allo stesso tempo, altre possibili connessioni, non utilizzate, si indeboliscono progressivamente.
La pratica della revisione della giornata e del Diario vi permette di vedere questi schemi. Quando osservate le vostre reazioni, le riconoscete e immaginate una possibilità diversa, state attivando circuiti alternativi. Anche solo pensare “avrei potuto rispondere diversamente” è già un primo passo nella creazione di nuove connessioni.
Con la ripetizione, queste nuove possibilità iniziano a diventare più accessibili. Non perché le vecchie scompaiano, ma perché il cervello non è più limitato a una sola modalità di risposta.
È così che, nel tempo, qualcosa cambia davvero: non perché vi sforzate di reagire diversamente nel momento, ma perché, con la pratica, il sistema nervoso impara nuove vie. Nella mente si aprono nuove connessioni, nuove possibilità.
Le due persone, alla fine, non si sono nemmeno iscritte al corso.
Ma, a ben vedere, hanno fatto un ottimo lavoro lo stesso.
Sono state, senza saperlo, due ottimi insegnanti di passaggio.
E per questo non posso che essere grata. 💕
Spunti per il Diario Spirituale
- Durante la giornata, quali reazioni negative sono state automatiche?
- C’è stato un momento in cui avrei potuto fermarmi un attimo prima di reagire? Che cosa mi ha aiutato a rimanere nell’osservatore?
- Se potessi rivivere quella situazione, quale atteggiamento sceglierei di coltivare? Quali altre qualità erano disponibili?
- In quale momento oggi ho scelto consapevolmente invece di reagire? Che cosa ho fatto di diverso?
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